Economia: gli USA rischiano una lunga stagnazione

 Nei “forzieri” delle banche di tutto il mondo ci sono complessivamente ben 4.000 miliardi di dollari di asset tossici, ovverosia titoli spazzatura privi di valore o quasi per effetto delle operazioni finanziarie sconsiderate di questi ultimi anni. Tale stima, secondo quanto riporta sul proprio sito Internet il “Times”, che ha anticipato i dati del Fondo Monetario Internazionale, mette ancor di più in evidenza come la finanza internazionale abbia poggiato le proprie basi, prima dello scoppio della bolla, su fondamenta di argilla.

Nel dettaglio, le anticipazioni del “Times” da parte del Fondo Monetario Internazionale parlano di 3.100 miliardi di asset tossici in USA e ben 900 miliardi di dollari sparsi nel resto del mondo. Tali stime sono peggiori rispetto a quelle comunicate in via ufficiale, ed in precedenza, da parte del Fondo Monetario Internazionale, e confermano come ci si ancora molto da lavorare per uscire dal tunnel della recessione.

Azioni Unicredit sotto i riflettori

 Il peggio per Unicredit in Borsa sembra essere alle spalle; dopo un pesante minimo assoluto sotto i 0,70 euro, il titolo in poco più di tre settimane ha infatti più che raddoppiato il proprio valore tornando sul livello dei 1,50 euro. Esauritasi l’ondata di vendite, il mercato è tornato a guardare ai fondamentali, ma anche ai segnali di distensione tra i soci dell’Istituto di Piazza Cordusio in vista del rinnovo del Consiglio di Amministrazione.

Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione sarà uno dei temi caldi dell’Assemblea degli Azionisti Unicredit, fissata per il 29 aprile 2009, anche se probabilmente, dopo le tensioni e le frizioni delle scorse settimane, per i principali azionisti di Unicredit, ovverosia le Fondazioni, si andrà nella direzione della presentazione di una lista unica per l’elezione dei componenti del CdA.

Insolvenze mutui USA: aumentano anche per quelli più sicuri

 L’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale e sui bilanci delle famiglie sta continuando a lasciare il segno, specie negli Stati Uniti dove il collasso dei mutui subprime, ovverosia quelli privi di garanzie reali a copertura dei finanziamenti, è altresì accompagnato dalle insolvenze sui mutui “prime”, ovverosia quelli per i quali la probabilità di restituzione del capitale erogato è decisamente più elevata.

Non a caso, secondo quanto riportato dall’Agenzia Bloomberg in accordo con un rapporto a cura dell’Autorità di vigilanza statunitense, nel 2008 le insolvenze dei mutui “prime” in America sono raddoppiate a fine 2008 rispetto al primo trimestre dello stesso anno.

L’Economista Mascherato: L’insospettabile logica che fa’ muovere i soldi

 L’apparente difficoltà dietro alle tematiche Economiche e Finanziarie tiene alla larga i curiosi, con la semplice paura di trovarsi ad affrontare una materia “troppo complessa” e piena di numeri. La mancanza poi di un’educazione economica nelle scuole dell’obbligo (materia mai presa in considerazione per l’inserimento nel programma didattico) contribuisce a non formare correttamente persone e famiglie, vittime poi dei raggiri e delle truffe più banali.
Soffermandoci sull’economia (che è quella che più da vicino influisce sulla vita delle persone), chiariamo subito un punto: al 90% si tratta di strategia e non di matematica. Strategie pubblicitarie, di marketing e quant’altro.
Il libro di Tim Harford (giornalista Inglese per il Financial Times, ex professore a Oxford e collaboratore della Banca Mondiale) presenta una serie di situazioni comuni e li spiega sotto il profilo economico-strategico: Perché il prezzo di un caffè è diverso da un bar all’altro? Perché non farete mai un affare comprando un’auto usata? Chi paga realmente gli sconti al supermercato?
Queste domande e tante altre troveranno risposta nel libro intitolato “L’economista Mascherato” edito da Rizzoli e venduto al prezzo di copertina di 16 euro.

Yahoo alla conquista del New York Times. Ma non stava congelando gli stipendi?

 E se Yahoo comprasse il New York Times? L’ipotesi non sembra fantascienza. Anzi. Il quotidiano più prestigioso degli States, tra l’altro, è in crisi da un po’.

Lo riporta Repubblica: Vittorio Zambardino, sul suo blog, Scene Digitali, rilancia l’ipotesi fatta da Barron’s. L’idea sarebbe frutto delle strategie della nuova CEO di Yahoo, Carol Bartz. Nulla, ancora, è definito o ufficiale, ma il mercato e gli analisti stanno cominciando ad interrogarsi sul senso di una simile mossa. Il passaggio dal mondo del web alla dimensione editoriale – per di più di estremo spessore, dato che si tratta appunto del New York Times – avrebbe pro e contro. E certo sarebbe estremamente significativo dal punto di vista dei cambiamenti in atto nel mercato. Ma Yahoo se lo può davvero permettere?

Fiat e Chrysler, ecco l’accordo. Mentre Sarkozy termina il “piano auto”

 Come anticipato, è arrivata la firma tra Fiat e Chrysler: una lettera d’intenti non vincolante per la creazione di un’alleanza strategica globale.  Il contratto vero e proprio è previsto per aprile: questo, dopo che la casa automobilistica americana fondata nel 1925 avrà ottenuto dal Tesoro l’approvazione del suo piano di risanamento.

Un accordo che, però, non ha influenzato positivamente l’andamento della Borsa: dopo un rialzo iniziale, il titolo Fiat è stato spinto ai minimi storici: -1,34% a 4,42 euro.
L’accordo non presenta novità rispetto a quanto trapelato in questi giorni frenetici per le due aziende: Chrysler, oltre ad avere accesso alla rete di distribuzione Fiat, si vedrà fornire dagli italiani licenze per usare piattaforme per veicoli a basso consumo, motori, componenti e trasmissioni, e li potrà adattare  alle proprie esigenze e produrre nei propri impianti.